06 aprile 2012

Piemonte: ecatombe di lupi



Non c'è altro modo di definire quel che sta succedendo in Piemonte.
Una ecatombe. Uno stilicidio di lupi rinvenuti morti, il più vittime di atti di bracconaggio. Sei lupi nel solo mese di marzo.

A questo ritmo, stando ai censimenti di Progetto Lupo, per fine anno in Piemonte non ci saranno più lupi. Non è una previsione pessimistica, ne vogliamo fare del facile vittimismo, ma la situazione non è mai stata così drammatica per il lupo. Tutto questo anche a causa della battente campagna disinformativa messa in atto dai soliti noti, al fatto che i pastori vengono sobillati, e che addirittura fanno istigazione e chiedono l'impunità per gli atti di bracconaggio (questo succede, per esempio, agli incontri di ProPast... tutto pubblico, documentato dallo stesso progetto sul loro canale Youtube)
In un mese morti in Piemonte sei lupi
A causa principalmente di atti di bracconaggio
(Valdieri, 04 Apr 12)

Tempi difficili per i lupi. Nel mese di marzo (e i primi giorni di aprile) sono stati recuperati sei lupi morti sul territorio della Regione Piemonte. Di questi due in provincia di Cuneo: uno ritrovato con laccio al piede all'inizio di marzo nel Comune di Borgo S. Dalmazzo, sullo spartiacque tra Valle Stura e Valle Gesso, l'altro è stato recuperato l'altro ieri a S. Anna di Valdieri dal personale del Parco. Di quest'ultimo animale deve essere ancora accertata la causa di morte.

In provincia di Torino due lupi sono stati uccisi dai bracconieri (uno avvelenato, l'altro ritrovato con la testa mozzata e nascosto sotto i sassi) mentre in provincia di Alessandria un lupo è morto per avvelenamento e l'altro per uccisione da con specifici. Quest'ultimo era un maschio di età tra i 6-8 anni probabilmente sostituito da un altro lupo nella posizione di alpha del branco. Non è mai stata documentata prima una così alta sequenza di mortalità a livello regionale.

Fonte:
PR Alpi Marittime - In un mese morti in Piemonte sei lupi
Qualche associazione ha già denunciato alle autorità il procurato allarme e il falso che taluni soggetti dichiarano anche a mezzo stampa. Ma una sola associazione non basta. Sproniamo TUTTE le associazioni - ambientaliste, anticaccia, animaliste e quelle si occupano in modo prevalente o esclusivo del lupo - a intervenire. Velocemente. Questa situazione va denunciata, e bisogna peraltro diffidare qualsiasi soggetto istituzionale a collaborare o sovvenzionare fantomatiche associazioni, progetti o qualsiasi altra iniziativa contro il lupo. Il canis lupus è specie particolarmente protetta e gli atti di bracconaggio, il procurato allarme e l'istigazione sono reati penali.

I soggetti istituzionali, specie in Piemonte, da qualche tempo dimenticano che rappresentano lo Stato, l'interesse collettivo, la legalità... dunque dovrebbero impedire il protrarsi di questa situazione e non caldeggiarla!

26 febbraio 2012

...le risposte alla demagogia anti-lupo

Di recente vi abbiamo informato su fantomatiche associazioni, confraternite e progetti anti-lupo in Piemonte. Alle ultime accuse e dichiarazioni farneticanti di Michele Corti e in risposta all'associazione di Antonio Viglione sono seguite prese di posizione e risposte - serie, supportate da date reali e non da facile demagogia - da parte di enti e associazioni. Ovviamente, per dovere di cronaca, pubblichiamo anche un articolo con le prime reazioni di Corti & co.

Dalla parte del Lupo condivide pienamente quanto dichiarato dalla CIPRA Italia e da Marco Bravi dell'ENPA di Cuneo.
COMUNICATO STAMPA DELLA CIPRA ITALIA

Il PUNTO SUL LUPO IN PIEMONTE.

La CIPRA si oppone a soluzioni semplicistiche e demagogiche che indicano nel lupo un facile capro espiatorio e non affrontano i problemi reali dell’agricoltura

La CIPRA Italia – Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi – intende esprimere la propria preoccupazione in merito alle recenti polemiche e prese di posizione che non hanno mancato di suscitare scalpore sulla questione lupo. In particolare in Piemonte, si sono susseguite affermazioni a dir poco sconcertanti, poi in parte smentite, sulla consistenza della popolazione, sull’incompatibilità del lupo con l’uomo e l’allevamento e addirittura sulla sua pericolosità per chi frequenta la montagna. A lanciare questa vera e propria campagna di disinformazione è una nuova sedicente “Associazione per difesa dell’uomo dal lupo”, che porta un attacco denigratorio al Progetto lupo della Regione Piemonte e all’operato del Centro Grandi Carnivori.
Spiace constatare che politici, amministratori e accademici attivi all’interno di progetti pubblici a sostegno del mondo della pastorizia si scaglino contro il solito capro espiatorio – il lupo, che qui rappresenta tutt’al più la goccia che rischia di far traboccare un vaso ormai colmo – anziché domandarsi da dove nasce la crisi dell’agricoltura di montagna e ammettere i fallimenti delle politiche a tutti i livelli. La crisi parte da molto lontano, da ben prima che arrivassero i lupi: ritardi nella modernizzazione, concorrenza dell’agricoltura di pianura, incapacità di fare sistema, carenza nell’organizzazione della filiera, inadeguatezza delle strutture.
Il fenomeno è molto complesso e le colpe andrebbero ripartite tra più soggetti.
Tornando alla questione contingente, si pongono alcune domande: di quali metodologie scientifiche si avvalgono i promotori della neonata associazione per stabilire che in Piemonte ci sono troppi lupi? Senza addentrarsi nella stima della popolazione, che compete a chi ne ha le basi scientifiche, basta osservare che a vent’anni del ritorno del lupo nelle Alpi occidentali, la ricolonizzazione dell’arco alpino non è sostanzialmente progredita e in metà delle territorio piemontese (a nord della Valle di Susa) il lupo è praticamente assente. E addirittura i lupi sarebbero un pericolo per le persone che passeggiano in montagna? Un allarmismo del tutto infondato, che non fa certo bene al turismo. Che senso ha che un progetto per la pastorizia si metta a contare i lupi? Non è certo questo che chiedono gli allevatori. Gli allevatori si aspettano soluzioni praticabili. Non che sia indetta una guerra ideologica tra i ricercatori del Progetto lupo – che peraltro ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti a livello nazionale e internazionale – e il progetto a sostegno della pastorizia Propast (entrambi finanziati dalla Regione Piemonte!).
Al di là del balletto di cifre – migliaia di lupi? Decine, centinaia forse? – sono ben altri i numeri a cui rivolgere l’attenzione: i danni provocati dai lupi accertati dalla Direzione agricoltura della Regione Piemonte per il 2010 ammontano a poco meno di 65.000 euro, tra danni diretti e indiretti (31.000 euro in provincia di Cuneo). Per dare la giusta dimensione del dato, i danni provocati dai cinghiali sono superiori ai 2 milioni all’anno! Come ben sappiamo, questo non vuol dire che i danni causati dal lupo alla pastorizia siano da sottovalutare. Ben più grave dell’entità del danno è l’aggravio di lavoro che la presenza del lupo comporta per i pastori. E qui si misura la validità delle soluzioni suggerite: che soluzione propongono i sedicenti propastori?
Sterminare tutti i lupi? L’ipotesi è totalmente irrealizzabile e non può neppure essere presa in considerazione. Queste prese di posizione non fanno che sobillare i pastori, esacerbare gli animi, per poi cavalcare il loro il malcontento e lasciarli senza alcuna seria strategia per affrontare il problema. Tutt’al più potranno ottenere, in tempi non certo rapidi e a costo di un acceso scontro sociale, abbattimenti selettivi come in Francia, dove si abbattono forse un paio di lupi all’anno, senza ottenere alcun risultato concreto per la pastorizia. Una soluzione questa che, per usare un linguaggio politichese, può portare qualche risultato sul piano della “coesione sociale”, ma che in realtà rappresenta un puro e semplice “contentino illusorio” da dare ai pastori, per poi disinteressarsi completamente di una corretta gestione del lupo e della prevenzione dei danni alla pastorizia. Si preferisce una soluzione semplicistica, eliminare il problema anziché risolverlo. Si sente spesso affermare che “l’unica gestione possibile è l’eliminazione del lupo”. Ma spesso le soluzioni semplicistiche sono anche le più velleitarie, le più lontane dalla realtà. La realtà è un’altra, il lupo è accettato dalla stragrande maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani e non mancano gli esempi di gestione – in Piemonte e in altre regioni italiane – che hanno dato buoni risultati. Senza contare che l’arrivo dei grandi predatori in alcune valli alpine può costituire un elemento di riequilibrio e miglioramento per le popolazioni di ungulati.
La CIPRA ritiene che la strategia adottata dalla Regione Piemonte con il Progetto Lupo – mediante attività di monitoraggio, prevenzione e assistenza alle attività zootecniche – rappresenti una valida esperienza per arginare i danni e affrontare le reali difficoltà degli allevatori e vada pertanto proseguita e ulteriormente perfezionata; auspica inoltre che anche le altre regioni alpine, dove il lupo si è da poco insediato, mettano in atto politiche volte a mitigare i conflitti e a favorire la convivenza tra predatori e attività pastorali.
Torino, 20 febbraio 2012

Fonte: CIPRA/AlpMedia, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi http://www.cipra.org/it

Inoltre, dalla newsletter del CIPRA: CIPRA Italia - Il lupo ritorna nei suoi antichi territori nelle Alpi

Lupi pronti a scannare bambini? Un'immagine da libro "Cuore"

Il responsabile provinciale dell'ENPA, Marco Bravi, difende il lupo e attacca il populismo di certi allarmismi

Egregio direttore,

viene il dubbio che solo nel Cuneese il lupo, da meravigliosa risorsa naturale riconosciuta da mezza Europa, diventi il "ba bau" da propinare a quei sempliciotti che probabilmente costituiscono il principale bacino elettorale di certi referenti politici che (come già a suo tempo evidenziato da due coniugi "margari veri") affrontano il tema con la rozzezza della piazza e senza la razionalità dei numeri.

La ricerca di un "dottorale" sostegno a certe tesi, che arriva con tempismo perfetto e "telefonato", non eleva di una virgola la questione. Sparuti abitanti trombati ed autopromossi ruralisti, avendo di fronte un futuro senza più le Comunità Montane e i loro soldi con cui giocare, si dilettano a favoleggiare di "migliaia" di lupi, pronti nell'ombra a scannare bambini e mamme.

Un'immagine buonistica da libro "Cuore" con cui cercare consensi, magari attraverso quelle fantasiose associazioni che, con pochissimi "soci", vanno ad alimentare l'immenso elenco di autoreferenziali richiedenti di contributi e del 5 per mille. Ma né una laurea, né una docenza, possono trasformare un'opinione in verità. Il lupo, così schivo ed invisibile a tutti (tranne per quelle rare e stranamente mediatiche "visioni" di cacciatori) è lì a rappresentare non un pericolo, ma solo l'antropocentrica ed atavica paura dell'incontrollabilità della Natura.

L'animale va bene finchè si piega alla frusta del domatore o al bastone del margaro. Come mai il populista Sacchetto non si pronuncia sulle decine di cani inselvatichiti e senza microchip che alimentano il flusso dei predatori montani? Un vero mistero, come sono invece purtroppo verità incontrovertibili le salatissime multe che tutti noi pagheremo all'Unione Europea grazie alle "splendide trovate" su quote latte e caccia in deroga dei suoi. C'è bisogno di fumo negli occhi e quindi ... attenti al lupo!

Marco Bravi

Responsabile Provinciale ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali

Fonte:
TargatoCN - Lupi pronti a scannare bambini? Un'immagine da libro "Cuore"

Tutti contro il lupo. Il lupo contro tutti?

La nascita di un'associazione per difendere gli uomini dai lupi suscita polemiche e ironia fino al Molise. Ma il problema, per chi lo vive, è reale

"Il Centro faunistico Uomini e Lupi" è il primo centro delle Alpi italiane interamente dedicato al lupo. La sua nascita, due anni e mezzo fa circa, fu subito "benedetta" dall'assegnazione della bandiera verde da parte di Legambiente.

A questo centro finalizzato a far conoscere e capire il lupo fa da contraltare, non senza suscitare polemiche e ironie, la nascita di un'associazione che ha la finalità, invece, di difendere la popolazione da questo predatore. Dei cui attacchi a caprioli o pecore al pascolo e del cui avvicinarsi fino alle case di qualche abitante delle terre alte abbiamo dato notizia noi stessi dalle pagine di questo giornale.

La vicenda è così singolare da trovare posto addirittura sulle pagine torinesi del quotidiano "La Repubblica", dove si ironizza su quella che, tra le righe, viene fatta percepire come un'autentica esagerazione. Insomma, il lupo è davvero un problema per allevamento e turismo nella nostra provincia, come evidenzia l'abitante di Prazzo Mariano Allocco, uno dei promotori di questa associazione?

A questa nuova associazione ha replicato anche la "Società di storia della fauna" molisana, attaccandone i fondatori. Il giornalista Leonardo Bizzarro, dalle righe del quotidiano, evidenzia che il lupo è stato reitrodotto sulle Alpi Marittime dove ha trovato un habitat a lui congeniale, ma che al momento si conterebbero non più di cento esemplari. Forse un po' pochi per far gridare al pericolo. Dall'altro lato la neo associazione sottolinea invece come i capi sarebbero qualche migliaio, costituendo un pericolo per tutti quelli che frequentano la montagna. Con un must: bisogna intervenire per ridare sicurezza alla montagna perché la presenza del lupo non è compatibile con l'allevamento, col turismo, con la caccia, con l'utilizzo del territorio e con la vita dei monti.

Mariano Allocco non è l'unico, però, a lanciare il grido di allarme, con buona pace della società molisana e dell'ironia del giornalista. Ci ha scritto Michele Corti, docente presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna Sistemi Zootecnici e pastorali montani. Corti è anche un esperto ruralista e in quanto tale partecipa al progetto PROPAST - portato avanti dall'Università di Torino (Dip. di Scienze Zootecniche) con il supporto del settore Agricoltura della Regione Piemonte - in qualità di esperto di sistemi pastorali.

Il dottor Corti era stato personalmente a Prazzo e aveva raccolto le testimonianze dei pastori e dei margari della zona, evidenziando una situazione inquietante che nulla aveva a che fare con l'allarmismo, quanto piuttosto con una vera e propria emergenza.

Il docente è tornato a scriverci, segno che il tema sta tornando ad essere caldo. Per segnalarci che la lupologa Francesca Marucco, biologa cuneese e responsabile scientifica del Progetto lupo Regione Piemonte ha rilasciato una intervista a un giornale di Zurigo. http://www.nzz.ch/nachrichten/hintergrund/wissenschaft/isegrims_heimkehr_1.14864710.html.

Nell'articolo in lingua tedesca - che non siamo in grado di tradurre ma di cui riportiamo alcuni commenti del dottor Corti - la Marucco sosterrebbe che i pastori non vivono come un problema la presenza del lupo e che gli atti predatori siano in calo. Per il Corti si tratterebbe di "balle", anche se il docente si mostra fiducioso nei confronti dell'attuale assessore all'Agricoltura Claudio Sacchetto che starebbe pensando di smantellare "il costoso giocattolo messo in piedi dal Parco" .

"Nei prossimi giorni - ci scrive Corti - ci saranno sviluppi interessanti perché c’è una interrogazione di Mino Taricco (ex assessore all'Agricoltura, del PD) e di altri consiglieri regionali pro Parco Alpi Marittime e Progetto Lupo e anti Progetto Propast".

Chiudiamo con quanto ci aveva dichiarato a suo tempo il presidente della Comunità Montana Valli Maira e Grana Roberto Colombero. Più di lui, pochi sono titolati a parlare di questo argomento. Ci disse: "Nessuno è dalla parte giusta o sbagliata, ma c'è un problema da risolvere". Per Colombero il lupo è un problema, non il problema: "Il bosco si sta prendendo tutto perché non c'è più gente e il lupo è una diretta conseguenza di questo. Non è armando i pastori che la questione si risolve, ma gestendo i boschi e ripopolando le valli".

Niente di più difficile!

Barbara Simonelli

Fonte:
TargatoCN - Tutti contro il lupo. Il lupo contro tutti?

E' rivolta su internet contro i nemici dei lupi
Nasce a Cuneo l'associazione per difendere l'uomo dall'animale e sul web si sprecano le ironie. La Società di storia della fauna, molisana, attacca i fondatori: "Come sempre nei momenti di difficoltà si cerca un capro espiatorio per distogliere l'opinione pubblica dai reali problemi"
di LEONARDO BIZZARO

L'uomo dei lupi è il protagonista d'uno dei più famosi casi psicoanalitici raccontati da Freud. Gli uomini che nella Provincia Granda hanno paura dei lupi, per evitare il ricorso all'analisi, hanno invece costituito un'associazione per difendere la popolazione dal carnivoro. Scatenando polemiche e ironie sul web. Perché è vero che il lupo ha ritrovato sulle Marittime il suo habitat naturale, tornando dal Parco d'Abruzzo, lungo l'Appennino, dopo la sua totale estinzione sulle Alpi nel 1921. Ma è pure vero che il numero totale, solo a contare quelli presenti in provincia di Cuneo, non superano i cento capi.

L'associazione "per la difesa dell'uomo dal lupo" dichiara invece che sarebbero migliaia, che ormai chi va in montagna rischia la vita, che la neve anzi spinge il pericolo fino alla porta delle case. "Come sempre nei momenti di difficoltà - scrive la Società di storia della fauna di Baranello, in provincia di Campobasso, da dove i lupi sono partiti per risalire l'Italia verso il Piemonte e poi tutte le Alpi - si cerca un capro espiatorio per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai reali problemi e soprattutto dalle risposte, spesso insoddisfacenti, della politica. Troppo comodo attribuire al lupo il fallimento delle politiche agricole e un ritorno al clima degli anni '50 e '60, con le copertine della Domenica del Corriere invase da famelici lupi ululanti".

Ma l'associazione non vuole ascoltare ragioni e Mariano Allocco, di Prazzo, tra i fondatori dell'associazione, chiede "di non affrontare l'argomento in termini romantici. La presenza del lupo non è compatibile con l'allevamento, col turismo, con la caccia, con l'utilizzo del territorio e con la vita dei monti. Bisogna intervenire". Poveri lupi.

(13 febbraio 2012)
Fonte:
La Repubblica - E' rivolta su internet contro i nemici dei lupi


Al Lupo, al Lupo!!

La Società di Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”, costituita da ricercatori, storici e biologi, tra i quali due direttori di parchi nazionali che studiano il lupo ed il suo comportamento da più di trenta anni, denuncia un pericoloso tentativo di strumentalizzazione a danno del lupo. Nei giorni scorsi, presso l’amministrazione provinciale di Cuneo, si è costituita una associazione il cui scopo dichiarato sarebbe “la difesa dell’uomo dal lupo” (articolo sulla Stampa, Cuneo e Provincia, del 9 u.s.). Sostenere che nelle valli Cuneesi vi siano “migliaia di lupi” testimonia la disinformazione che il sodalizio, di cui fanno parte politici ed ex-amministratori pubblici, sta cercando di diffondere. Le valutazioni degli studiosi italiani, sulla entità delle popolazioni di lupo presenti sul territorio nazionale, sono concordi nello stimare una consistenza di circa un migliaio di esemplari. Che si siano tutti riversati nelle valli Cuneesi? Come sempre nei momenti di difficoltà si cerca un capro espiatorio per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai reali problemi e sopratutto dalle risposte, spesso insoddisfacenti, della politica. Troppo comodo attribuire al lupo il fallimento delle politiche agricole ed un ritorno al clima degli anni ’50 e ’60, con le copertine della Domenica del Corriere invase da famelici lupi ululanti, non risolleverà di certo le sorti degli allevatori piemontesi ma, al contrario, posizioni come quelle espresse nell’articolo citato, espongono l’Italia al ridicolo di fronte all’opinione pubblica europea.
Per contattare la Società
stofauna@gmail.com

Fonte: Società di Storia della Fauna "Giuseppe Altobello"

Non sparate sul lupo
Cattivo solo per le favole


L’animale non attacca l’uomo: ne è vittima. E comodo capro espiatorio] L'animale non attacca l'uomo: ne è vittima. E comodo capro espiatorio

La Società di storia della fauna Giuseppe Altobello, costituita da ricercatori, storici e biologi che studiano il lupo e il suo comportamento da più di trenta anni, denuncia «un pericoloso tentativo di strumentalizzazione a danno del lupo». Segnala che nei giorni scorsi, presso l'amministrazione provinciale di Cuneo, si è costituita una Associazione il cui scopo dichiarato sarebbe «la difesa dell'uomo dal lupo». Ovvero licenza di sparare su una specie protetta.

Come sempre, nei momenti di difficoltà si cerca un capro espiatorio. «Ma è troppo comodo - come dice Corradino Guacci - attribuire al lupo il fallimento delle politiche agricole, e un ritorno al clima degli anni 50 e 60, con le copertine della Domenica del Corriere invase da famelici lupi ululanti, non risolleverà di certo le sorti degli allevatori piemontesi. Al contrario, posizioni come queste espongono l'Italia al ridicolo di fronte all'opinione pubblica europea».

Ma evidentemente il bisogno di cercare un comodo nemico nel lupo si sta diffondendo: «Alla fine è accaduto. In Valmarecchia, nel riminese, un branco di lupi ha azzannato un uomo. L'episodio è avvenuto a Maiano di Sant'Antagato. L'uomo è stato azzannato dai lupi mentre andava al lavoro. Non sarebbe in pericolo di vita, ma è stato trasportato in ospedale dai carabinieri». Questa notizia, uscita sui giornali, è poi risultata falsa. Non si trattava di lupi ma di cani inselvatichiti che hanno finito per fare branco con altri cani abbandonati, senza casa e senza cibo. Oggi i lupi, come dicono gli studiosi, sono ridotti in tutta Europa a un migliaio di esemplari. Nel cuneese poi non sarebbero piu di quaranta. Mentre l'uomo si è fatto sempre piu invadente, più dominante: tagliando alberi, bruciando foreste, specializzando i suoi strumenti di morte.

Parlare di «branchi di lupi affamati che si avvicinano sempre piu agli spazi abitati» è una falsificazione interessata. Non confondiamo le paure reali dei nostri bisnonni con la situazione odierna. C'è stato un tempo in cui i lupi proliferavano nei nostri boschi, allora effettivamente il pericolo per gli animali domestici era concreto. Ma proprio con la scusa di pacificare il territorio, i lupi sono stati sterminati. Tanto che non se ne trovava più uno in tutta Europa. A questo punto, quando si è visto che stavano per estinguersi, si è pensato di riportarli nelle foreste per ricreare l'equilibrio biologico. E si sono fatte le leggi per proteggerli. Naturalmente e per fortuna, le bestie si sono anche riprodotte. E a volte quando c'è neve e non trovano le lepri e i topi di cui si nutrono di solito, assalgono una pecora rimasta indietro, un vitello zoppo o un cavallo vecchio. È la caccia per la sopravvivenza. Ma non attaccano mai l'uomo. Perché sono intelligenti e sanno bene che scatenerebbero una caccia a rete e che sarebbero di nuovo sterminati.
Nel Parco nazionale d'Abruzzo, dove io abito per gran parte dell'anno, la questione è stata risolta con grossi cani pastori che sanno difendere le pecore. Gli abitanti del Parco difendono saggiamente i loro lupi che sanno essere una grande ricchezza per le foreste e per il turismo.

Dacia Maraini

14 febbraio 2012 | 15:43

Fonte:
Corriere della Sera - Non sparate sul lupo Cattivo solo per le favole

15 febbraio 2012

La storia del lupo Navarre

Ve ne avevamo già parlato, ma vogliamo raccogliere tutta la rassegna stampa sul salvataggio di Navarre. Nonché darvi aggiornamenti e mostrarvi un commovente video del Centro Tutela Fauna Monte Adone. Un grazie di cuore al personale e volontari di Monte Adone e tutti coloro che hanno concorso al salvataggio di Navarre e che ora stanno impegnandosi per curarlo.



Bologna: il lupo che mangiò dalle mani di una donna (video)
di redazione | 15 febbraio 2012

GEAPRESS – Un filmato breve ma intenso. Ricco di attenzioni. Tutte per il povero lupo prelevato, con 35 pallini di piombo in corpo, nelle gelide acque del fiume Limentra, nell’Appennino bolognese. Attenzioni, però, che fanno pensare non solo al lupo in questione, ma a tutti quelli che in questi giorni di grande freddo sembra siano diventati (senza aver mosso un … pelo) il capro espiatorio delle nostre frustrazioni e di chissà quali interessi armati. Lupi che assediano paesi, hanno titolato alcuni giornali. Lupi che assediano paesi e che aggrediscono l’uomo. Poi, però, l’indagine del Corpo Forestale dello Stato ha rilevato che trattavasi di un cane. Se i lupi, ha detto sempre la Forestale, arrivano nei pressi dei centri abitati, non è perché sono affamati. Seguono semplicemente le loro prede che giungono a valle. Quelle deabilitate o ferite. L’inverno, per il lupo, è un periodo felice. Ha tanto da mangiare e di sicuro di sgranocchiarsi un uomo non può importargliene di meno.

Eppure, il lupo soccorso dalla Polizia Provinciale di Bologna e dagli esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, ai quali deve la vita, ha mangiato un uovo dalle mani di Elisa Berti. Non ha morso nessuno. Non ha aggredito nessuno. Questo non significa che in determinate condizioni non possa farlo, ma, come aveva comunicato lo stesso Corpo Forestale, sono eventi altamente improbabili. Non date da mangiare ai lupi, dunque. Quello dell’uovo, leggerete a breve, è un fatto eccezionale ben motivato dalle uniche circostanze, ma è pur vero che di cercare uno scontro con i poveri lupi in questi giorni ce la stiamo mettendo tutta.

Il Lupo Navarre, così è stato chiamato dal Centro di Sasso Marconi, non ha mai fatto del male a nessuno anche se qualche ragione, a volerlo giudicare con il nostro carattere, potrebbe anche averla. 35 pallini di piombo devono avergli bruciato parecchio. E’ un dolore insopportabile. Inizia come una scossa, poi il bruciore sempre più forte e insopportabile. Il povero Navarre lo ha avuto ripetuto ben 35 volte.

Non gli sta mancando niente. L’assistenza del Centro di Sasso Marconi, l’ausilio di un ottimo centro veterinario a Lodi, diretto dal dott. Offer Zeira. Per Navarre anche la risonanza magnetica che ha permesso di individuare esattamente l’infiammazione che lo aveva quasi immobilizzato (vedi articolo GeaPress). Fa tenerezza Navarre, vederlo ora nel recinto fornito di telecamere nascoste, sia per monitorarlo costantemente che per non farlo abituare alla presenza dell’uomo. E’ un po’ spelacchiato, ma dopo tutto quello che ha passato è decisamente il male minore.

Un filmato da vedere tutto, dicevamo. A Navarre si era fermato il cuore e non respirava più. Come non pensare alla povera volpe di Venezia trappolata dall’uomo, divenuta oggetto di chiamata di soccorso e incredibilmente uccisa con una assurda giustificazione di legge in realtà esistente solo nelle errate righe rilasciate dalla Provincia ( vedi articolo GeaPress).

A Bologna la Polizia Provinciale ha soccorso il lupo. Gli esperti del Centro di Sasso Marconi, per riportarlo in vita, gli hanno fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Poi Navarre ha ripreso a respirare. Nel frattempo veniva scaldato, la corsa al Centro di Sasso Marconi e da qui fino a Lodi.

Navarre è vivo, alla faccia di chi lo voleva morto. Da ammazzare lui come tutti gli altri lupi italiani finiti sotto la falcidia dell’ignoranza e dell’arroganza dell’uomo. Vittima della pessima gestione del territorio che da anni va gridando al lupo. Un po’ come gridare in ogni circostanza “vergogna vergogna” per non farsi guardare in tasca.

Navarre va migliorando ed ha dato ormai ottimi segnali di ripresa – riferisce a GeaPress Elisa Berti, Responsabile del Centro di Sasso Marconi – E’ un sorvegliato speciale, ma un po’ come lo sono tutti i nostri animali, recuperati dalle storie più incredibili“.

Chiediamo ad Elisa Berti come si è sentita nel dare da mangiare a un lupo con le sue mani. “Vorrei precisare che l’ho fatto per invogliarlo. E’ avvenuto in maniera graduale. Un contatto molto limitato alle cure – riferisce la Responsabile del Centro – Il lupo è un animale molto intelligente. Poi Navarre è selvatico, da cinque anni, nato in natura e vissuto in natura. Diciamo che Navarre risponde bene alle cure“.

Insistiamo con la domanda, in fin dei conti dare da mangiare a un lupo impone qualche riflessione. Elisa insiste nella sua impostazione, ovvero è servito alla cura di un lupo gravemente debilitato, anche se, quando lo ha prelevato assieme ad altri due operatori dal Centro, Elisa (ci dice qualcuno) piangeva. Il lupo era morto, o almeno così sembrava.

Forse non riesco a dirlo. Indubbiamente Navarre è un concentrato di emozioni. Dovere intervenire per invitarlo a mangiare, in quelle condizioni, l’ho sentito quasi come un privilegio. Si chiude tutto in quel momento. Navarre è selvatico e deve tornare tale. Ora a monitorarlo ci pensano le telecamere“.

Giorni duri per il lupo, sembra quasi che tutti l’abbiano preso di mira. Anche se su questo Elisa Berti ha pochi dubbi. “Credo che dietro gli articoli allarmistici di questi giorni si nasconda una poca conoscenza del lupo. E’ troppo comodo dare la colpa al lupo e Navarre ne è un esempio. Quei 35 pallini se li porta dentro. L’uomo non lo ama. Occorrerebbe più informazione“.

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Fonte:
GEAPRESS - Bologna: il lupo che mangiò dalle mani di una donna (video)

Salvano un lupo con massaggio cardiaco
12/01/2012

L'animale era finito nelle gelide acque di un fiume
BOLOGNA

Aveva gli arti posteriori semiparalizzati dal gelo e sembrava morto il giovane lupo salvato lunedì scorso a Camugnano, nel bolognese, dalla Polizia provinciale.
L’animale era finito nelle acque gelide del Limentra e si trovava in stato di ipotermia, apparentemente privo di vita.

I soccorritori l’hanno subito tirato fuori dall’acqua. Per salvargli la vita gli operatori, coordinati da un veterinario, gli hanno praticato una lunga serie di massaggi cardiaci e la respirazione artificiale.

Gli agenti sono intervenuti insieme agli operatori del Centro recupero fauna selvatica di Sassomarconi, in località Mulino dei Sassi (Camugnano) grazie ad una segnalazione telefonica. Al termine dell’intervento di soccorso il lupo è stato portato nella sede dei soccoritori per ulteriori cure.

Fonte:
La Stampa - Salvano un lupo con massaggio cardiaco

"Così abbiamo salvato il lupo"
Il ritrovamento, l'iniezione di narcotico e il massaggio cardiaco nel racconto di uno degli uomini che hanno soccorso l'animale ferito
di LUCA SANCINI

S’era messo al sole, esausto sul greto del fiume, le due zampe dietro che non si muovevano più. Il lupo ferito, lunedì, era sulle rive del Limentra in località Mulino dei Sassi, a Camugnano. Una telefonata di un cittadino, e un agente della Polizia provinciale di Bologna s’è subito recato sul posto per verificare la segnalazione. Intanto gli operatori del Centro Recupero Fauna Selvatica di Berti Rudi Sasso Marconi, unitamente ai volontari del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone, si preparavano all’intervento.

Nel frattempo il lupo s’era spostato faticosamente una cinquantina di metri più avanti, sempre sul greto e sempre con le zampe nell’acqua, con l’istinto di attraversare il fiume. Ringhiava, sfinito e impaurito, davanti a quegli uomini e donne dai giacconi blu, che provavano ad avvicinarsi. Poi un colpo di fucile, questa volta a fin di bene, gli ha conficcato sul fianco una dose di anestetico, facendolo addormentare immediatamente.

«Era molto debilitato, e in pratica è scivolato in acqua - raccontano i soccorritori -. Lì c’è voluto veramente coraggio a gettarsi nelle acque gelide del fiume, ma le ragazze del Cras non avuto esitazione a prenderlo e trascinarlo a riva. Oltretutto bisognava fare in fretta: era andato in ipotermia e sembrava fosse morto». Maschio, adulto, dall’età tra i 4 e i 6 anni, il lupo aveva invece in corpo ancora un refolo di vita. I massaggi cardiaci e la respirazione artificiale degli operatori, coordinati da un veterinario, hanno fatto il resto, rianimandolo.

FOTO La sequenza del salvataggio
Scaldato come un cucciolo al centro di Brento, ora è da due giorni sotto osservazione, ma ce la farà. Adesso saranno fatti tutti gli accertamenti, lastre radiografiche comprese, per capire le cause del ferimento, in attesa di una piena guarigione.

L’ultimo episodio di salvataggio di un lupo ferito, fa sapere la Polizia provinciale, era stato effettuato nel marzo del 2005. Anche in quella occasione sull’animale si intervenne con un narcotico. Poi, dopo aver atteso la guarigione, il lupo fu liberato con un collare con radiosegnalazione.

In provincia di Bologna, secondo stime non ufficiali, sarebbero presenti un centinaio di lupi, una valutazione fatta sulla base di osservazioni e di ritrovamenti di carcasse e animali feriti.

(11 gennaio 2012)

Fonte:
La Republica - Così abbiamo salvato il lupo

CRONACA DI UN SALVATAGGIO SPECIALE: NAVARRE, IL LUPO CHE HA SCELTO DI VIVERE

Lunedì 9 gennaio 2012, alle 13.30, è giunta al Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, una richiesta di intervento, da parte della Polizia Provinciale di Montorio (BO), per soccorrere un lupo ferito nel comune di Camugnano (BO).
L'intervento è stato effettuato in fattiva collaborazione con la Polizia Provinciale stessa nell'ambito di una solida storia di cooperazione. Immediatamente quattro operatori del Centro (Rudi Berti, Elisa Berti, Gaia Ferrara, Lara Vassena) insieme alla responsabile sanitaria, il medico veterinario, Dott.ssa Marzia Naldi, sono partiti verso la località della segnalazione con due mezzi e tutta l’attrezzatura necessaria (gabbia di contenimento, barella, ossigeno, fucile anestetico, kit primo soccorso, ecc..); nel frattempo è stato contattato anche il medico veterinario di Porretta Terme, il Dott. Alberto Tovoli che trovandosi vicino al luogo della segnalazione, si è immediatamente recato sul posto dove ha atteso l’arrivo degli operatori del Centro insieme alla Polizia Provinciale e al cittadino che ha segnalato l’animale.
Percorsi oltre 60 km sulle nostre colline, i mezzi del Centro sono giunti sul posto: il lupo, un maschio adulto, si trovava nelle gelide acque del fiume Limentra, in prossimità della riva. L’animale evidentemente sotto shock e in stato di grave denutrizione, dopo aver guadato più volte il fiume, era chiaramente assiderato e mostrava una paresi degli arti posteriori.

Dopo un’attenta analisi della situazione e valutati, insieme ai veterinari, i rischi connessi alle condizioni dell’animale, Rudi Berti, Direttore del Centro, ha sedato il lupo utilizzando il fucile narcotizzante. Dopo essere stato colpito alla spalla, unica parte del corpo fuori dall’acqua, oltre alla testa, il lupo ha iniziato a nuotare portandosi al centro del fiume, proprio dove la corrente era più forte. Le operatrici del Centro, senza mai perdere di vista l’animale, hanno iniziato a correre lungo l’accidentato argine del fiume, pronte ad intervenire per recuperare il lupo che, con l’effetto del sedativo, stava progressivamente perdendo conoscenza.
Trovato il varco per accedere al fiume, Elisa Berti, seguita dalle volontarie, si è gettata in acqua riuscendo ad afferrarlo; nonostante le notevoli difficoltà dovute alla corrente e al fondo estremamente scivoloso, le tre operatrici del Centro sono riuscite a portare il lupo a riva. (foto Tommaso Fulgaro)

Non appena messo in sicurezza l’animale, i veterinari e gli operatori del Centro si sono subito resi conto che le sue condizioni erano estremamente critiche, hanno accertato, infatti, che l’animale era in arresto cardio-respiratorio. Senza indugiare il Dott. Tovoli ed Elisa Berti hanno iniziato il massaggio cardiaco e la respirazione “bocca–bocca”; trascorsi diversi minuti dall’inizio della rianimazione, davanti all’incredulità e alla commozione di tutti, il lupo ha ripreso la regolare attività cardiaca e respiratoria. Caricato sulla barella è stato quindi tenuto sotto ossigeno durante tutto il trasferimento.

Poiché il luogo del recupero distava circa un’ora di strada dal Centro, lo staff ha ritenuto opportuno chiedere al Sig. Maestrini, colui che ha segnalato l’animale alla Polizia Provinciale, di essere ospitato presso la sua proprietà per poter stabilizzare il lupo, asciugarlo e scaldarlo prima del viaggio. Il Sig. Maestrini si è dimostrato molto gentile, premuroso e contento di collaborare, mettendo a disposizione di tutto lo staff un ambiente caldo dove il lupo è stato sistemato davanti al camino, insieme alle volontarie che si erano immerse nel fiume e alle quali ha fornito anche indumenti asciutti. Trascorse alcune ore, il lupo, che era tenuto costantemente in flebo, seppur ancora in stato di ipotermia, ha ripreso lentamente conoscenza e insieme a lui tutti hanno riacquistato il sorriso.

Le prime giornate sono state cruciali per le condizioni dell’animale e si è reso necessario tenerlo in terapia intensiva monitorandolo giorno e notte. Sono state fatte molte indagini diagnostiche e di laboratorio che hanno immediatamente evidenziato diverse problematiche.
L’animale al momento del suo arrivo al Centro era vigile e abbastanza reattivo, ma in un estremo stato di dimagrimento, disidratazione e mostrava una paraparesi agli arti posteriori; presentava inoltre un’estesa e diffusa dermatite con ampie zone prive di pelo, probabilmente causata da una rogna. Le analisi ematiche hanno evidenziato inizialmente un’infezione in corso e una evidente sofferenza epatica; le indagini radiografiche hanno mostrato la presenza di circa 35 pallini di piombo di 4mm distribuiti su tutto il corpo e non mostravano alcuna frattura ossea. L’animale è stato colpito, probabilmente parecchio tempo prima, da diversi colpi d’arma da fuoco che fortunatamente non hanno causato nessuna lesione importante.
Poiché dalle diverse indagini non era ancora chiara la causa della paresi alle zampe posteriori, si è deciso di fare ulteriori accertamenti. Con l’autorizzazione delle autorità competenti, il giorno 12 gennaio lo staff del Centro, accompagnato dal medico veterinario Dott. Giulio Masiello, ha trasferito con la propria ambulanza, il lupo presso l’Ospedale Veterinario San Michele di Tavazzano con Villavesco (LO) dove il Dott. Offer Zeira, il neurologo che da anni collabora con il Centro, ha ritenuto opportuno sottoporlo ad una risonanza magnetica e diversi altri esami. (foto di Andrea Dalpian) Il Dott. Zeira e tutto il suo efficientissimo staff, come sempre si sono dedicati a questo incredibile animale con professionalità e dedizione riuscendo a fare una precisa diagnosi della patologia del lupo.
Dalla risonanza magnetica si è evidenziata, infatti, la presenza di una disco spondilite tra la 4° e la 5° vertebra toracica, ovvero una forma infiammatoria-infettiva che ha colpito il disco intervertebrale e i tessuti circostanti; questa ha determinato una compressione del midollo spinale che è la causa della paraparesi degli arti posteriori.

Il Dott. Zeira ha immediatamente impostato una terapia e l’animale è stato riportato al Centro. La patologia diagnosticata richiederà un tempo di degenza durante la quale sarà fondamentale il riposo dell’animale attenendosi ad un preciso protocollo terapeutico. In affiancamento a quest’ultimo, come prassi al Centro vengono utilizzate diverse terapie omeopatiche e omotossicologiche.
E’ stata fatta anche un’attenta indagine cardiologica dalla Dott.ssa Christine Castellitto, nota cardiologa bolognese che da tempo collabora con il Centro. Per iniziare la delicata fase del recupero l’animale viene settimanalmente trattato dal Dott. Renato Magliulo con l’ozonoterapia e dalla Dott.ssa Donatella Zambelli con l’agopuntura.
Parallelamente alle cure è stato portato un campione di sangue al laboratorio di genetica dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) dove verranno eseguite tutte le indagini genetiche del caso.
Le analisi ematiche effettuate dalla Dott.ssa Naldi e ripetute con frequenza per tenere monitorato le delicate condizioni dell’animale, hanno dimostrato un progressivo miglioramento di tutti i parametri.
Il pieno recupero del lupo Navarre richiederà un preciso programma di riabilitazione; dalla data del suo arrivo, la sua gestione ha richiesto un impegno costante 24 ore su 24.
Pur non perdendo la fierezza e la riservatezza che contraddistinguono la specie, Navarre accetta con pazienza di essere curato, dimostrando giorno dopo giorno una forte tempra e una crescente voglia di vivere. (foto di Alberto Tovoli e Paolo Taranto)

In collaborazione con le autorità competenti e con le figure scientifiche di riferimento, il Centro ha l’ambizioso obiettivo di riportare Navarre in natura.
















Fonte:
Centro Tutela Fauna Selvatica Monte Adone - Storia di Navarre